La Traiettoria

Oriented Growth › La Traiettoria › Volume I

La Niña

Imparare a orientarsi quando la rotta non c’è. Romanzo d’impresa, prima edizione settembre 2026, Energy Circle sh.p.k.

Copertina de La Niña, La Traiettoria Volume I

In questa pagina

Prefazione

C’è un tempo per ascoltare, e un tempo per adattare la forma di ciò che si è ascoltato alla realtà che cambia. Ma viene, prima o poi, un terzo tempo, meno comodo dei primi due: il tempo in cui la terra non basta più, e bisogna imparare a muoversi su una superficie che non ha strade già tracciate, né punti fermi che qualcun altro ha già misurato per te.

Questo libro nasce da quel terzo tempo. Alberto Ferri, che il lettore di questa collana ha già visto ascoltare e adattare, si trova ora davanti a un problema diverso: non più capire cosa sta succedendo, non più trovare la forma giusta per contenerlo, ma decidere da dove misurare tutto il resto, quando nessuno gliel’ha ancora detto e nessuno può deciderlo al posto suo. Un cartografo del Duecento, un orologiaio del Settecento, ventidue delegazioni riunite a Washington nel 1884: nessuno di loro ha scoperto uno zero che esisteva già, in attesa di essere trovato. L’hanno scelto, insieme, e poi hanno vissuto abbastanza a lungo perché quella scelta diventasse verità condivisa.

Alberto, Kaltrina, Mapi, Raffaele: le persone che si incontrano in queste pagine non ereditano una rotta già segnata. Ereditano, quando va bene, uno strumento e la responsabilità di imparare a usarlo prima che smetta di essere una decorazione appesa al collo e diventi qualcosa che li orienta davvero. È lo stesso strumento che dà il nome a questa nuova collana, e come tutti gli strumenti veri, funziona solo per chi accetta di sbagliare la prima lettura, correggerla, e sbagliarla di nuovo, in modo leggermente diverso, la volta successiva.

Antonino Fischetti

Parte Prima: Il Sestante — Capitolo 1

Il peso di uno strumento nuovo

Erano passati pochi giorni da quando Edoardo glielo aveva affidato di persona, senza troppe parole, prima di risalire in auto dove qualcuno lo aspettava senza scendere. Da allora l’astuccio di legno scuro era rimasto quasi sempre chiuso sul tavolo, come se aprirlo del tutto significasse accettare qualcosa che Alberto non sapeva ancora nominare.

Kaltrina lo aveva notato la prima sera, senza commentare, e di nuovo la seconda sera. Solo alla terza aveva detto qualcosa: «Puoi anche solo tenerlo chiuso per un altro mese, se ti serve. Non è scaduto, il permesso di aprirlo con calma.» Alberto le era stato grato di quella frase più di quanto gliel’avesse mai detto apertamente.

Quella mattina, finalmente, lo aveva tirato fuori dalla scatola prima ancora del caffè, quasi di nascosto, come se aprirlo alla luce del giorno lo rendesse meno un gesto simbolico e più semplicemente un oggetto da esaminare. Fuori, Tirana si svegliava con il solito rumore ordinato di clacson lontani e saracinesche che si alzavano una dopo l’altra lungo la strada, un sottofondo che Alberto aveva smesso da anni di notare come rumore.

Il sestante pesava meno di quanto Alberto si fosse immaginato. Se lo aspettava d’ottone pieno, qualcosa che tirasse il polso verso il basso appena lo si sollevava dalla scatola; invece stava nel palmo con la leggerezza di un oggetto che non aveva mai lavorato sul serio, o che aveva lavorato così a lungo da aver consumato ogni grammo superfluo.

Lo girò due volte, poi una terza. L’arco graduato prendeva la luce della finestra e la restituiva in una striscia sottile sul tavolo, uno spicchio di sole tagliato con precisione chirurgica. Non sapeva da dove cominciare a usarlo, e questo lo infastidiva più di quanto avrebbe voluto ammettere. Aveva imparato a leggere un bilancio prima di saper leggere l’orario dei treni. Aveva imparato a calibrare un’attesa, a portare un peso sulle spalle senza farlo pesare agli altri. Orientare, invece, era un verbo che non aveva ancora un corpo, per lui: sapeva cosa significasse in astratto, non sapeva ancora cosa significasse alle sette del mattino, con un caffè freddo e tre call già saltate.

«Lo stai tenendo come un microfono» disse Kaltrina, dalla porta.

Non alzò lo sguardo dal sestante. «Lo sto tenendo come uno strumento che non ho mai usato.»

«È la stessa cosa, alla fine.» Entrò, si sedette di fronte a lui, con quella calma che Alberto aveva imparato a riconoscere come l’anticamera di una domanda che contava. «Posso chiederti una cosa da avvocato, non da moglie?»

«Preferirei di no, ma tanto me la farai lo stesso.»

«Cosa cambia, in un patto di famiglia, se al posto di ”consolidare” scriviamo ”orientare”?» Lo disse con la stessa voce con cui, anni prima, gli aveva chiesto di spiegarle la differenza tra un’opzione e un diritto d’opzione: non per curiosità, per lavoro.

Alberto posò il sestante. «Consolidare vuol dire tenere fermo qualcosa che già esiste. Orientare vuol dire scegliere dove farlo andare, anche se questo significa spostarlo da dove sta bene oggi.»

«E chi decide dove sta il ”dove”?»

Non rispose subito. Era esattamente la domanda che il sestante, in silenzio, gli stava già facendo da un quarto d’ora.

Il telefono vibrò sul tavolo prima che potesse provare a rispondere. Un messaggio di Mapi, breve, nel suo stile abituale che non perdeva mai tempo in premesse: Corridoio non parte lunedì, i permessi rumeni slittano di tre settimane. Nessun dramma, solo un cambio di rotta. Camino Infrastrutture aveva un modo tutto suo di ricordare ad Alberto che orientare non era un esercizio filosofico da fare al tavolo di cucina: era qualcosa che succedeva ogni giorno, in un cantiere, a chilometri di distanza, mentre lui stava ancora imparando il nome degli strumenti.

Rispose con una sola parola: Motivo? Mapi mandò una foto: un timbro su un modulo, la data corretta a penna sopra una data sbagliata stampata, e sotto una firma illeggibile. Un funzionario ha scritto l’anno sbagliato sul permesso originale. Tre settimane per farglielo correggere, perché nel frattempo è andato in ferie e nessun altro vuole toccare la sua pratica. Alberto rise da solo, in cucina, per la prima volta in tutta la mattinata. Quindi il Corridoio slitta per una vacanza di un burocrate.

La risposta arrivò secca come sempre: Benvenuto nei Balcani. Almeno stavolta non è colpa nostra.

Rilesse il messaggio due volte. Non c’era urgenza reale, solo la solita frizione tra il tempo del progetto e il tempo della burocrazia che nessuno riusciva mai a far coincidere del tutto. Eppure lo colpì una cosa che Mapi non aveva scritto, ma che lui sentiva comunque, dietro la brevità del messaggio: non le mancavano risorse. Le mancava una direzione precisa in cui spenderle. Aveva squadre pronte, capitale allocato, competenze che a Camino Infrastrutture avanzavano rispetto a quello che il singolo cantiere richiedeva in quel momento esatto. Non era un problema di scarsità. Era un problema di puntamento.

Alzò di nuovo il sestante, quasi per caso, e lo osservò con occhi diversi da un minuto prima. Forse non era lo strumento a doverlo aiutare a capire dove andare. Forse serviva prima a fargli vedere quanto, in quel momento, avesse già tutto il necessario per partire, e nessuna riga tracciata su cui farlo scorrere.

«Kaltrina» disse, senza guardarla. «Credo che il problema non sia mai stato cosa ci manca.»

Kaltrina non rispose subito. Lo lasciò arrivare da solo al resto della frase, come faceva sempre quando sapeva che stava per dire qualcosa che gli sarebbe servito riascoltare più tardi, magari scritto, magari in un contratto.

«Il problema è che abbiamo più di quanto sappiamo dove mettere» finì lui.

Lei annuì, senza commentare, e quel silenzio fu la prima vera conferma che aveva detto qualcosa di esatto.

[L'estratto si interrompe qui. Il capitolo prosegue nel volume.]

Chi è chi

Alberto Ferri
: fondatore e guida di Camino Holding. Ha imparato ad ascoltare e ad adattare; qui impara a orientare, scoprendo che un principio scritto bene vale più di cento eccezioni previste in anticipo.
Kaltrina
: moglie di Alberto, avvocato. Legge un contratto con la stessa cura con cui, da anni, legge suo marito: senza bisogno che lui dica una parola, e senza mai smettere di chiedergli la domanda scomoda.
Edoardo Brandani
: armatore, membro del ”Cento e più”. Ha donato ad Alberto il sestante. Guida senza mai sostituirsi a chi guida, anche quando questo gli costa il silenzio su cose che vorrebbe dire da anni.
Raffaele
: cofondatore di KINTEL, responsabile del ”rumore di fondo” azzerato prima di ogni decisione vera. Non decide mai al posto di Alberto: il suo compito è lasciargli solo la domanda che conta.
Mapi (María Pilar Ibarra)
: guida Camino Infrastructure. Decide con l’istinto di chi conosce ogni faccia del proprio cantiere, spesso più in fretta di quanto uno schema richieda, quasi sempre nel modo giusto.
Francesca
: figlia minore di Alberto e Kaltrina, a Oxford. Osserva più di quanto parli, e quando scrive, lo fa per modificare quello che riceve, non solo per commentarlo.
Sia
: figlia maggiore di Alberto e Kaltrina, ad Harvard. Trova nei casi di studio la stessa energia che altri trovano altrove, e non si ferma davanti a un principio finché non l’ha messo davvero alla prova.
Ariane
: parte del ”Cento e più”, comanda la propria barca a remi quando ha bisogno di pensare senza dirlo ad alta voce. Insegna ad Alberto a fidarsi della distanza.
Genti
: giovane tecnico del cantiere di Mapi. Non è famiglia, ma guadagna sul campo lo stesso tipo di fiducia.

Indice

Aperture

  • Prefazione
  • Chi è chi

Parte Prima: Il Sestante

  • Capitolo 1 — Il peso di uno strumento nuovo
  • Capitolo 2 — L’archivio di Genova
  • Capitolo 3 — Le Tavole di Amalfi
  • Capitolo 4 — La nave che non parte ancora
  • Rilettura: Il Sestante

Parte Seconda: Meridiano Zero

  • Capitolo 5 — Il meridiano
  • Capitolo 6 — La formalizzazione
  • Capitolo 7 — Fidarsi della distanza
  • Capitolo 8 — Il disallineamento
  • Rilettura: Meridiano Zero

Parte Terza: Alla Via Così

  • Capitolo 9 — Il ritorno
  • Capitolo 10 — La prova di tenuta
  • Capitolo 11 — La rotta calcolata
  • Capitolo 12 — La nave che non si pente
  • Rilettura: Alla Via Così

Appendici

  • L’architettura Oriented Growth: per approfondire
  • Bibliografia narrativa per capitolo
  • Nota dell’autore

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La Niña è il primo volume de La Traiettoria, la collana dell’orientamento del percorso Oriented Growth: tre navi, tre modi di tenere la rotta quando l’orizzonte cambia.

© Antonino Fischetti, 2026. Energy Circle sh.p.k. Estratto pubblicato a scopo promozionale.