Oriented Growth › La Traiettoria › Volume II
La Pinta
Quando un’intuizione diventa principio. Romanzo d’impresa, prima edizione ottobre 2026, Energy Circle sh.p.k.

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Parte Prima: Il filo che non si vede — Capitolo 1
Il tavolo di Ginevra
Il tavolo era per otto, ma quella sera erano in cinque, e Ariane Vencourt aveva imparato da anni che i numeri dispari, al “Cento e più”, producevano le conversazioni migliori: qualcuno restava sempre senza contraddittorio diretto, e doveva argomentare in proprio invece di rifugiarsi in una sponda.
Era arrivata presto, come faceva sempre quando toccava a lei ospitare, per avere il tempo di sistemare i pochi dettagli che rendevano una cena come quella diversa da una qualunque riunione di lavoro travestita da convivialità: i tovaglioli piegati senza troppa cura, il vino già stappato ad aerare, le luci abbassate quel tanto che bastava a scoraggiare chiunque tirasse fuori un portatile. Aveva imparato, in trent’anni di tavoli come questo, che l’atmosfera contava quanto le persone sedute attorno, forse di più: un ambiente troppo formale produceva risposte studiate, uno troppo rilassato non produceva niente di utilizzabile il giorno dopo.
L’appartamento affacciava su Place du Bourg-de-Four, e Ariane, versando il vino, ripensò a una cosa che le aveva raccontato una volta uno storico di passaggio al tavolo: la piazza sotto le loro finestre era stata un foro romano, poi un mercato, poi, nel Cinquecento, un rifugio. Le case attorno erano state alzate di un piano, a volte due, per fare posto ai protestanti che arrivavano in fuga da mezza Europa. Non abbattute e ricostruite: alzate. Lo stesso perimetro, la stessa pietra, semplicemente più capace di contenere chi arrivava.
Lo storico, un uomo distratto e simpatico che compariva a quel tavolo forse due volte l’anno, tra un convegno e l’altro, le aveva raccontato quel dettaglio con l’entusiasmo un po’ infantile di chi ha appena scoperto qualcosa che gli sembra ovvio solo dopo averlo capito, e Ariane si era ripromessa, ascoltandolo, di non dimenticarlo mai: non tanto per la piazza in sé, quanto per il principio che portava con sé, così semplice da sembrare quasi banale finché non ci si trovava davvero di fronte a un muro da dover alzare, invece che abbattere.
Le piaceva quel dettaglio più di qualunque teoria sulla resilienza che avesse letto nei trent’anni passati a sedersi a tavoli come questo.
La sedia in fondo era vuota, come sempre quando Edoardo non riusciva a liberarsi da Ginevra alla Camera di Commercio: un vuoto che al tavolo non disturbava più nessuno, era diventato parte dell’arredo quanto la caraffa d’acqua al centro.
Qualcuno, la prima volta che aveva visto quella sedia vuota anni prima, aveva chiesto se non fosse il caso di riorganizzare i posti, invitare qualcun altro al suo posto per quella sera. Ariane aveva rifiutato, con una fermezza che aveva sorpreso persino lei stessa: quella sedia vuota, aveva spiegato, ricordava a tutti che il tavolo esisteva anche per chi non riusciva sempre a esserci, e che la sua assenza fisica non ne cancellava la presenza nelle decisioni che vi si prendevano.
Fu Erik, l’ingegnere che il gruppo aveva adottato dopo un convegno a Copenaghen su cui nessuno ricordava più i dettagli tranne che era stato lì, a portare il caso.
Aveva l’abitudine, notata da tutti al tavolo senza che nessuno gliel’avesse mai fatto notare direttamente, di arrivare sempre con qualcosa di irrisolto tra le mani, come se non riuscisse a concepire una serata sociale senza portarvi anche un problema tecnico che lo tenesse sveglio.
«Ho due comunità energetiche a venti chilometri l’una dall’altra» disse, girando il calice senza berne, «che producono più di quanto consumano, in stagione, e ne mancano esattamente quando servirebbe di più. La cosa ovvia sarebbe farle parlare. Non riesco a farle parlare.»
«Da quanto ci provi?» chiese Ariane, prima ancora di chiedere il perché.
«Da un anno, con calma. Da tre mesi, seriamente.» Erik posò il calice, come per marcare che stava per dire la parte che gli costava di più ammettere. «Ho scritto lettere, ho telefonato a chi mi sembrava potesse avere voce in capitolo, ho persino provato a organizzare un incontro tra i due sindaci. Niente. Ognuno annuisce, capisce, e poi torna alle proprie priorità, che sono sempre altre.»
[L’estratto si interrompe qui. Il capitolo prosegue nel volume.]
Indice
Parte Prima: Il filo che non si vede
- Capitolo 1 — Il tavolo di Ginevra
- Capitolo 2 — I due lati del confine
- Capitolo 3 — Cercare alleati prima delle istituzioni
- Capitolo 4 — La mappa che non esiste
Parte Seconda: L’interferenza
- Capitolo 5 — La frammentazione
- Capitolo 6 — Blanca
- Capitolo 7 — Il guasto
- Capitolo 8 — Il principio calibrato
Parte Terza
- Capitolo 9 — Il primo collegamento
- Capitolo 10 — Il secondo nodo
- Capitolo 11 — A distanza
- Capitolo 12 — Il nodo che ora si vede
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La Pinta è il secondo volume de La Traiettoria, la collana dell’orientamento del percorso Oriented Growth.
© Antonino Fischetti, 2026. Energy Circle sh.p.k. Estratto pubblicato a scopo promozionale.
